Victor Victoria

ottobre 15, 2010

La notizia di ieri e’ che il Governo ha gettato la spugna sulla riforma Gelmini: tutto rimandato almeno di un mese. Anche se questo tecnicamente e’ solo un rinvio, sembra davvero rappresentare uno spartiacque: infatti l’ipotesi che la riforma sia definitivamente deragliata acquista sempre maggior consistenza.

Insomma, c’e’ stato un cambiamento ed e’ divertente vedere l’effetto che fa. In molti cominciano a dire che -forse- e’ meglio trovare qualche euro per l’universita’; perfino il gelido Tremonti si commuove e promette un regalo di Natale (wow!). Questa nuova tendenza non risparmina nemmeno i giornali piu’ militanti come Libero e, soprattutto, il Giornale di Vittorio Feltri, i quali in passato avevano picchiato duro (e, in genere, alla cieca) sull’istituzione universitaria.

In effetti la trasformazione piu’ impressionante riguarda proprio Vittorio Feltri che smette i panni di rude censore e si lancia in una difesa appassionata del Ministro Gelmini, ed arriva a prostrarsi di fronte a san Giulio (Tremonti) al solo scopo di intercedere in favore della povera e sfortunata Maria Stella.

Che Vittorio Feltri si sia, d’un tratto, ingentilito? No, non preoccupatevi. Si tratta invece degli ordini di scuderia che arrivano dal fratello del padrone. Infatti Berlusconi (quello furbo), conoscendo i suoi polli, aveva lasciato una consegna molto chiara (gia’ prima del CdM): non azzuffatevi.

Per questo Feltri ora veste i panni del paciere e dice:

il governo non puo’ andare a remengo su una questione cosi’ basilare come la riforma universitaria

Basilare? Si’, per tenere in piedi il Governo.

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Drowning by Numbers

ottobre 14, 2010

Ieri e’ arrivata la notizia che la riforma universitaria ha incontrato un altro inciampo “imprevisto”. Scrive Libero:

Particolarmente critici sarebbero gli emendamenti che porterebbero a nuovi concorsi per i 9 mila professori associati. Il Mef ha sottolineato che il fondo a cui si vorrebbe attingere (quello per gli interventi strutturali di politica economica) è impegnato per l’attuazione della manovra di bilancio relativa al 2011.


Ma ci sono anche altri emendamenti che potrebbero generare nuove spese per la finanza pubblica: la possibilità per gli studenti da 110 e lode di non restituire eventuali prestiti d’onore, l’istituzione di un comitato nazionale dei garanti della ricerca, l’obbligo che gli assegni di ricerca non siano inferiori a 20.000 euro all’anno etc. Conclusione: sulle circa 30 norme modificate in Commissione Cultura la settimana scorsa, ben 20 hanno ricevuto parere negativo.

I numeri, si sa, non perdonano. Ma ci sono anche altri problemi.
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Risvegli

ottobre 6, 2010

Da due anni le iniziative maldestre del Ministro Gelmini scompigliano l’universita’, arrivando a far inceppare anche la normale amministrazione: si pensi al blocco dei concorsi – durato quasi un anno – allo stallo dei fondi per i Progetti di Rrcerca di Interesse Nazionale(PRIN) – slittato di un anno. Tutto cio’ e’ finora avvenuto nella pressoche’ totale indifferenza di tutta l’intellighenzia nazionale.

E’ pertanto sorprendente la levata di scudi provocata da una quisquilia come lo slittamento di qualche giorno della discussione del DDL Gelmini: infatti questo disegno di legge, negli anni scorsi, ha trascorso mesi e mesi in letargo, cedendo il passo a provvedimenti considerati piu’ urgenti (sappiam tutti quali ;) senza che nessuno si accorgesse di nulla.

La palma per il risveglio piu’ agitato va certamente al Professor Panebianco il quale, in un editoriale infuocato sul Corriere arriva a chiedere le dimissioni del Presidente della Camera Fini.

Ma la cosa che sembra piu’ strana (quasi incredibile) e’ il seguito: il lavoro della commissione sul DDL e’ stato immediatamente accelerato, tanto che e’ ora in discussione alla Camera.

Strano, ma non troppo. Vediamo perche’.

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Buena Vista Social Club

settembre 28, 2010

La protesta dei ricercatori sta mettendo in forse la partenza dell’anno accademico: riempire il vuoto lasciato dai ricercatori non piu’ disponibili a tenere corsi e’ piu’ difficile del previsto. Cosi’ il Ministro, nel tentativo di spezzare il fronte della protesta, sta cercando di trattare su tavoli separati con i vari attori in gioco: la CRUI, i ricercatori, gli studenti.

La tecnica con la CRUI e’ quella del bastone e della carota: se i rettori collaboreranno a sedare la protesta e ad agevolare l’iter del DDL, potrebbero ottenere di allentare lo strangolamento determinato dai tagli di Tremonti.

C’e’ una carotina anche per i ricercatori: Paola Frassinetti, relatrice del DDL, ora annuncia un nuovo piano di reclutamento per il ruolo di associato. Secondo la Frassinetti nei prossimi 5/6 anni verranno banditi quasi 10.000 posti da professore associato (a fronte di 26.000 ric) perche’

[…] pensiamo che questa sia la reale platea dei ricercatori con i requisiti per essere stabilizzati visto che dei 26.000 ricercatori esistenti una parte sono sulla via della pensione, una parte sono troppo giovani.
(Il Sole24Ore–24.09.2010)

Questa frase fa trapelare quali siano veramente le logiche che muovono questa riforma.

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Dr. Jekill & Mr. Hyde

settembre 25, 2010


Qualche giorno fa e’ apparso sul Tempo un curioso articolo intitolato “Non si sciopera gratis”. Lo scrive un Professore Ordinario dell Universita’ di Napoli Parthenope, il fisico Ezio Bussoletti, e parla della protesta dei ricercatori.

La cosa bizzarra e’ che, come si capisce gia’ dal titolo, l’articolo parla esplicitamente di sciopero dei ricercatori. Si potrebbe pensare ad un malinteso, visto che subito dopo l’autore fornisce una descrizione fedele della situazione: i ricercatori, peraltro malpagati, si sobbarcano volontariamente carichi didattici che, per legge, spetterebbero ai Professori. L’analisi continua spiegando che i Professori si defilano dall’insegnamento a causa dei loro “svariati interessi esterni” portando ad una situazione in cui

il maggior peso del lavoro ricade sui piu’ giovani, costretti a subire nella speranza di un posto fisso o una progressione di carriera.

Ma, solo poche righe piu’ sotto, avviene un’altro cambio di personalita’, e lo scienziato cede il passo all’uomo della strada: come se niente fosse parte una delirante serie di (s)ragionamenti fondati sulla premessa (sbagliata) che i ricercatori siano obbligati a tenere corsi; il Bussoletti arriva cosi’ a concludere che i ricercatori pretenderebbero di scioperare senza rinunciare allo stipendio. Follia pura, visto che i ricercatori sono pagati per fare ricerca, cosa che riusciranno meglio a fare una volta liberati da incombenze che spettano ad altri.

La cosa e’ piuttosto sorprendente anche per un altro fatto: chi parla e’ proprio uno di quei professori che hanno svariati interessi esterni (che, come si evince dal suo curriculum, spaziano dalla politica alle consulenze ad aziende private). Curioso: proprio uno dei famosi baroni che sfruttano la ricattabilita’ dei ricercatori (piu’ o meno precari) per farli lavorare gratis. Che coincidenza!

Ci troviamo forse di fronte a un caso clinico di schizofrenia? Non credo.

La psicopatologia e’ un’altra, ma ancora piu’ profonda e, certamente, piu’ diffusa. Alcuni baroni sono evidentemente davvero convinti che esista un regolamento materiale (“i ricercatori han sempre insegnato”) prevalente su quello formale. Bisognerebbe riportarli alla realta’, una volta per tutte.

Se dovessimo scrivere un articolo il titolo non potrebbe che essere:

Non si lavora gratis


Io sono un autarchico

settembre 7, 2010


“Il sistema universitario italiano è fortemente arretrato sul fronte dell’internazionalizzazione.” Quando i media parlano dei difetti dell’università, questa è una delle affermazioni che ricorrono più frequentemente (anzi, dovrei dire in maniera quasi ossessiva :)

Su questo punto sono tutti d’accordo: i numeri parlano chiaro. Ma quali sono le cause?

Penso che sia molto istruttivo approfondire i motivi di questo ritardo e, soprattutto, cercare di capire quali siano le conseguenze delle più recenti politiche governative su questo aspetto. Perché ci sono delle sorprese.
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Il barone rampante

luglio 6, 2010

La riforma dell’Universita’ e’ in questi giorni di nuovo sotto ai riflettori grazie alle dichiarazioni del Rettore dell’Universita’ la Sapienza, Luigi Frati. Dichiarazioni indubbiamente interessanti, sia per la forma che per la sostanza. Frati non usa mezzi termini:

«Non credo che noi non siamo corresponsabili riguardo ai provvedimenti sull’università da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra. Il 30% dei ricercatori della facoltà di Giurisprudenza non ha prodotto nulla nell’ambito della ricerca scientifica e in generale alla Sapienza il 10% dei ricercatori non ha prodotto nulla in 10 anni. Queste persone vanno cacciate dall’università»
«Bisogna reclamare la progressione economica solo per i meritevoli. C’è chi ruba lo stipendio: ci sono persone che lo prendono da anni e non fanno nulla. Facciamo pulizia a casa nostra per avere più potere morale»

Parole forti. Ma, soprattutto, parole scelte con malizia: infatti in luogo della parola ricercatori sarebbe stato opportuno usare docenti visto che i dati sull’inattivita’ che vengono citati si riferiscono a tutte le fasce della docenza, dagli ordinari in giu’. Ma chi parla e’ una vecchia volpe che cerca di sfruttare la situazione per pigliare due piccioni con una fava: ingraziarsi il Governo screditando la protesta dei giovani ricercatori, in agitazione per i pesanti tagli della manovra, e, soprattutto, rifarsi una verginita’.

Per capire meglio da che pulpito vien la predica e’ utile sfogliare qualche vecchio giornale, per esempio Corriere della Sera Style Magazine (2009.03.01) dov’e’ dipinto un ritratto del prof. Luigi Frati. Ne esce l’immagine di un uomo tutto chiesa, casa e famiglia. Anzi: facoltà chiesa e famiglia. br
E tale è l’attaccamento alla famiglia che se l’è portata in Facoltà (mentre, per la Chiesa, si sta attrezzando ;-).

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