Idiocracy

Uno dei punti dolenti delle politiche Governative sull’università è certamente il capitolo riguardante il diritto allo studio (si veda, per esempio, qui e qua).
Da un lato ci sono i tagli previsti dalla finanziaria, che hanno ridotto drasticamente i fondi destinati alle borse.
Dall’altro ci sono i provvedimenti contenuti nel DDL Gelmini, che prevedono la totale estinzione delle borse di studio che verrebbero rimpiazzate dal cosiddetto “prestito d’onore“. E, come se non bastasse, il Governo s’è rimangiato la promessa di esentare dal rimborso del prestito gli studenti che si siano laureati col massimo dei voti. Ma questa non è l’unica assurdità della riforma low-cost che introduce la ‘meritocrazia’ (modello Gelmini).

Andiamo con ordine. Poco piu’ di un mese fa lo stesso Sole24Ore trattava “Gli ostacoli italiani al prestito d’onore“: che possono essere riassunti in due punti

  1. si deve cominciare a restituire il prestito immediatamente dopo la fine degli studi (indipendentemente dall’avere o meno un lavoro remunerato decentemente);
  2. la scarsa propensione degli italiani ad investire nella formazione;

In realta’ il problema di fondo e’ un altro, e potrebbe essere rappresentato con un’immagine…
Come si puo’ pretendere che le famiglie investano in formazione in un sistema fortemente anti-meritocratico, dove la logica della raccomandazione domina la politica, l’economia, il pubblico impiego ed in generale il mondo del lavoro? Difficile far funzionare meccanismi meritocratici in una societa’ dove vince sempre chi e’ piu’ ammanicato.
Di fatto i prestiti d’onore sono solo la foglia di fico con cui si vorrebbe coprire la vergognosa eliminazione totale riduzione (vedi nota in coda) delle borse assegnate sulla base del merito: studiare diventa cosi’ un investimento per chi se lo puo’ permettere (grazie ad uno sbocco lavorativo garantito dalle amicizie giuste).

Ma incredibilmente il Governo, col colpo di mano del 19 novembre, è andato anche oltre, introducendo anche modifiche peggiorative che non producono risparmi, anzi. Per esempio ha eliminato la soglia che imponeva agli atenei di prevedere un importo minimo euro per gli assegni di ricerca: i baroni potranno continuare ad avere abbondante manovalanza a basso costo. O anche a costo zero.

E intanto il DDL corre veloce verso il traguardo, sospinto anche dalla pattuglia dei futuristi: i Valditara-boys dopo aver usato il DDL come terreno di scontro nella faida interna al governo, hanno ora siglato un armistizio che ha fatto ripartire a razzo il DDL.

Ma cosa c’è quindi in questo famigerato DDL? Concretamente: assegna maggior potere ai rettori (plauso della CRUI)
e obbliga le università ad aprire i CdA agli esterni (permettendo finalmente la lottizzazione degli atenei: plauso bipartisan). Cristallizza l’attuale struttura gerarchica concentrano tutto il potere nelle mani degli ordinari (plauso dei baroni) e l’azzera il diritto allo studio (plauso di Tremonti). Dulcis in fundo, l’immediato passaggio al regime a due fasce prevede un’avventurosa tenure-track di 8 anni e la contestuale dismissione del ruolo di ricercatore, senza pero’ avere una benche’ minima idea di come regolamentare il pregresso e la fase di transizione. Che fare degli attuali ricercatori? Quale sara’ la sorte di chi ha alle spalle gia’ diversi anni di borse post-doc o contratti co.co.co? Che la riforma serva a porre rimedio a qualcuno dei problemi dell’universita’ e’ questione controversa, in compenso ne crea di nuovi.

E la meritocrazia? E la valutazione? Il resto del DDL è un castello di scatole vuote: tutto e’ subordinato all’emanazione di decreti e regolamenti attuativi che, probabilmente, non arriveranno mai (ancora mancano decreti attuativi relativi alla riforma Moratti). Pertanto quelli che dovrebbero essere i punti qualificanti della riforma rimarranno a lungo (e forse per sempre) lettera morta, esattamente come e’ successo per i famosi scatti meritocratici previsti da una norma di legge approvata quasi due anni fa (art 3-bis&ter L 9/2009). Com’e’ andata a finire in questo caso e’ cosa tristemente nota: gli scatti meritocratici son rimasti nel libro delle favole di Mariastella Gelmini ed anzi -destino cinico e baro- sono stati bloccati per tre anni a tutti – alla faccia del merito.

Cosa rimane quindi? Un mucchio di provvedimenti inutili (e dannosi) destinati complicare ulteriormente la burocrazia, aggiungendo ulteriori rigidita’ ad un sistema gia’ ora in affanno. Il DDL Gelmini e’ quindi solo un provvedimento di facciata. Se il DDL passasse ci ritroveremo con questo guscio vuoto di norme stupidamente burocratiche che il Ministro vorrebbe spacciare come “rivoluzione meritocratica“.

In Italia non cambia mai nulla. La rivoluzione? Oggi no, domani forse, ma dopodomani … sicuramente.


Aggiunte:
(24.11.2010 — 17:30) sembra che il dilagare della protesta abbia riacceso un qualche rimorso nella pattuglia futurista. Chissa’…
(7.12.2010) In realta’ il testo del DDL uscito dalla camera non specifica quale sia la ripartizione tra borse di studio e prestiti d’onore. C’e’ pero’ il timore che la tendenza sia quella di ridurre fortemente le borse, timore supportato dal fatto che non e’ chiaro a quanto ammontera’ il finanziamento.

Segnalazioni
Una bella lettera apparsa sulla rubrica Italians
Il dibattito sui prestiti d’onore: opinioni pro e contro.

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