Il diavolo, probabilmente

In questi ultimi due anni abbiamo assistito ad un attacco generalizzato al mondo accademico, del quale viene spesso presentata un’immagine caricaturale (intendiamoci: le magagne non mancano, ma vedere solo quelle sarebbe non solo ingeneroso ma anche sbagliato).
La matrice di questi attacchi va probabilmente ricercata nell’entourage del Ministro: il sito GovernoBerlusconi.it ha presentato un’analisi capziosa della situazione dell’universita’ al fine di giustificare provvedimenti molto discutibili. Ovviamente questi attacchi non sono limitati alla rete: nel periodo piu’ intenso (autunno 2008) hanno raggiunto il grande pubblico tramite la TV ed i giornali e, ancora oggi, continuano ad essere ancora presenti su tutta la stampa (perfino su quella che si rivolge ad un pubblico istruito).

Liquidare questa campagna unicamente come una congiura orchestrata dal Governo sarebbe pero’ sbagliato: in diverse occasioni questi argomenti sono stati utilizzati anche dalla cosiddetta grande stampa (Corriere, Repubblica, etc.) per accreditare l’idea che la riforma Gelmini (o qualcosa di molto simile) fosse ineluttabile. Denigrare l’universita’ e’ diventato un vero sport nazionale, al quale ha partecipato pure l’ex responsabile cultura del PD, riciclando acriticamente la piu’ bieca propaganda antiscientifica del governo.

Quale e’ stato l’effetto finale di questa campagna mediatica? Non certo quello di risolvere i problemi. Al contrario: questa rappresentazione distorta della realta’ ha finito per produrre un grave deficit nell’analisi di quelle che sono le criticita’ del sistema universitario. Le soluzioni fin qui proposte si sono rivelate pasticciate ed inefficaci, ed anche quando c’erano delle iniziative promettenti queste son poi rimaste lettera morta a causa dell’incapacita’ di realizzarle concretamente. Forse non e’ un caso.

L’unico effetto della demonizzazione dell’universita’ e’ stato quello di sterilizzare il dibattito mettendo a tacere tutte le voci non in armonia col coro. Non appena spunta qualche critica al DDL Gelmini (o anche solo una rettifica delle analisi grossolanamente sbagliate che spesso vengono usate a supporto del DDL) la reazione e’ secca: chi non e’ daccordo e’ un barone. E se non e’ un barone e’ al servizio dei baroni (forse inconsapevolmente).

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