Drowning by Numbers

Ieri e’ arrivata la notizia che la riforma universitaria ha incontrato un altro inciampo “imprevisto”. Scrive Libero:

Particolarmente critici sarebbero gli emendamenti che porterebbero a nuovi concorsi per i 9 mila professori associati. Il Mef ha sottolineato che il fondo a cui si vorrebbe attingere (quello per gli interventi strutturali di politica economica) è impegnato per l’attuazione della manovra di bilancio relativa al 2011.


Ma ci sono anche altri emendamenti che potrebbero generare nuove spese per la finanza pubblica: la possibilità per gli studenti da 110 e lode di non restituire eventuali prestiti d’onore, l’istituzione di un comitato nazionale dei garanti della ricerca, l’obbligo che gli assegni di ricerca non siano inferiori a 20.000 euro all’anno etc. Conclusione: sulle circa 30 norme modificate in Commissione Cultura la settimana scorsa, ben 20 hanno ricevuto parere negativo.

I numeri, si sa, non perdonano. Ma ci sono anche altri problemi.

Giorgio Stracquadanio, deputato del Pdl e consigliere del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, in un’intervista alla Stampa sostiene che

«Il problema è nelle risorse e nella diffidenza da parte di Tremonti sulla virtuosità del provvedimento. La riforma, una volta a regime, non richiede maggiori spese, anzi, innesca un meccanismo virtuoso di risparmi senza peggiorare la qualità. Le diffidenze, quindi, sono ingiustificate».


Tuttavia, piaccia o no, su questo punto Tremonti ha perfettamente ragione : al momento, per le finanze, la riforma comporta costi certi ma “benefici” solo ipotetici (e piuttosto improbabili). Infatti al momento il DDL e’ ancora un castello di scatole vuote: la maggior parte delle norme, per essere attivate, necessitano di regolamenti e decreti attuativi. Tremonti, conoscendo bene la burocrazia borbonica che alligna nel MIUR, sa che questi atti vedranno la luce solo tra molti mesi, forse anni, in un futuro che certamente trapassa l’orizzonte della legislatura.

Insomma, far passare la riforma ora, avrebbe comportato ulteriori spese (forse scriteriate) senza garantire alcun beneficio (a parte il successo mediatico che avrebbe incassato il Ministro Gelmini).

Ma, e’ bene ricordarlo, ci sono anche altri numeri in agguato: quelli che riguardano il taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario delle Universita’. Secondo il Sole24Ore attualmente la spesa complessiva relativa agli stipendi del personale ammonta a 6,5 miliardi di euro, mentre il finanziamento complessivo previsto per il 2011 (che deve coprire tutte le spese, non solo il personale) ammonta a 5,97 miliardi di euro.

Cio’ vuol dire che, in assenza di una correzione di rotta, l’anno prossimo molti atenei potrebbero non essere in grado di pagare gli stipendi, il che fa presagire un futuro burrascoso.

Ma qui i numeri potrebbero essere, per una volta, di conforto. Infatti la spesa per l’Universita’ e’ talmente bassa, che queste oscillazioni sono di un ordine di grandezza inferiore ad altre voci di bilancio: quelle che riguardano la Difesa (e le missioni all’estero), i costi della politica (per tacer delle ruberie), etc.

Ritirare i tagli all’Universita’ (prima che producano danni irreversibili) non e’ dunque una questione di numeri, ma piuttosto una decisione squisitamente politica.

PS: oggi, su questo articolo del Sole24Ore (seconda pagina, riquadro in basso), Eugenio Bruno adombra la possibilita’ che l’affondamento del DDL sia legato ad altri numeri: quelli dei 20 milioni di rimborsi elettorali ai partiti. Questa e’ una chiave di lettura intrigante, ma i numeri che contano sono altri.

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