Risvegli

Da due anni le iniziative maldestre del Ministro Gelmini scompigliano l’universita’, arrivando a far inceppare anche la normale amministrazione: si pensi al blocco dei concorsi – durato quasi un anno – allo stallo dei fondi per i Progetti di Rrcerca di Interesse Nazionale(PRIN) – slittato di un anno. Tutto cio’ e’ finora avvenuto nella pressoche’ totale indifferenza di tutta l’intellighenzia nazionale.

E’ pertanto sorprendente la levata di scudi provocata da una quisquilia come lo slittamento di qualche giorno della discussione del DDL Gelmini: infatti questo disegno di legge, negli anni scorsi, ha trascorso mesi e mesi in letargo, cedendo il passo a provvedimenti considerati piu’ urgenti (sappiam tutti quali ;) senza che nessuno si accorgesse di nulla.

La palma per il risveglio piu’ agitato va certamente al Professor Panebianco il quale, in un editoriale infuocato sul Corriere arriva a chiedere le dimissioni del Presidente della Camera Fini.

Ma la cosa che sembra piu’ strana (quasi incredibile) e’ il seguito: il lavoro della commissione sul DDL e’ stato immediatamente accelerato, tanto che e’ ora in discussione alla Camera.

Strano, ma non troppo. Vediamo perche’.

C’e’ certamente il desiderio del Ministro Gelmini di poter mostrare di aver combinato qualcosa (anche se, per la verita’, il DDL rimane per gran parte inerte finche’ non vengono emanati alcuni regolamenti e decreti attuativi): infatti puo’ rappresentare una buona carta da giocare alle prossime elezioni.
C’e’ poi la preoccupazione del Governo: con una compagine governativa sempre piu’ sfilacciata e’ chiaro che questa e’ l’ultima occasione. Ci sono anche le pressioni della CRUI e, soprattutto, di Confindustria. Tutto vero, ma non basta a giustificare tanta solerzia.

La verita’ e’ che se il DDL slittasse scavalcando la manovra finanziaria entrerebbe in crisi la strategia ricattatoria del Governo: DDL in cambio di finanziamenti.

Senza una rimodulazione al taglio all’FFO l’universita’ non puo’ sopravvivere (lo fa notare anche il Sole24Ore del 5/10/2010). Quindi, se il DDL slittasse Tremonti si troverebbe di fronte ad una scelta scomoda: ammettere il bluff o procedere davvero allo strangolamento dell’universita’.

Un’alternativa senza scappatoie, visto che ormai incombono i titoli di coda.

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