Buena Vista Social Club

La protesta dei ricercatori sta mettendo in forse la partenza dell’anno accademico: riempire il vuoto lasciato dai ricercatori non piu’ disponibili a tenere corsi e’ piu’ difficile del previsto. Cosi’ il Ministro, nel tentativo di spezzare il fronte della protesta, sta cercando di trattare su tavoli separati con i vari attori in gioco: la CRUI, i ricercatori, gli studenti.

La tecnica con la CRUI e’ quella del bastone e della carota: se i rettori collaboreranno a sedare la protesta e ad agevolare l’iter del DDL, potrebbero ottenere di allentare lo strangolamento determinato dai tagli di Tremonti.

C’e’ una carotina anche per i ricercatori: Paola Frassinetti, relatrice del DDL, ora annuncia un nuovo piano di reclutamento per il ruolo di associato. Secondo la Frassinetti nei prossimi 5/6 anni verranno banditi quasi 10.000 posti da professore associato (a fronte di 26.000 ric) perche’

[…] pensiamo che questa sia la reale platea dei ricercatori con i requisiti per essere stabilizzati visto che dei 26.000 ricercatori esistenti una parte sono sulla via della pensione, una parte sono troppo giovani.
(Il Sole24Ore–24.09.2010)

Questa frase fa trapelare quali siano veramente le logiche che muovono questa riforma.


Non si puo’ non fare un salto sulla sedia quando si sente la relatrice del DDL affermare che l’eta’ anagrafica rappresenta il criterio sul quale si valuta l’opportunita’ di un avanzamento di carriera. Ed e’ anche sconcertante che il giornalista (l’articolo e’ apparso sul Sole24Ore) annoti diligentemente la dichiarazione, senza chiedere delucidazioni. La logica e’ la solita: “Sei giovane? mettiti in coda, e aspetta il tuo turno”. Non esattamente il miglior modo per attirare i piu’ bravi…

Il fatto che i concorsi dovrebbero tener conto del merito e non dell’eta’ anagrafica (e che i possibili candidati non debbano necessariamente essere ricercatori strutturati in Italia) e’ evidentemente un’idea aliena, un’utopia buona solo per le dichiarazioni di principio: del resto il MIUR deve ancora rendere operativo l’organo incaricato di valutare il sistema della ricerca.

In fondo non c’e’ nulla di nuovo. Gia’ i tagli di Tremonti avevano colpito alla cieca, provocando la dismissione (per mancanza di risorse) di numerosi ricercatori precari, indipendentemente dal valore delle persone: ricercatori validi non hanno ottenuto un rinnovo contrattuale solo perche’ erano la voce di bilancio piu’ facile da tagliare.

E cosi’ continua il declino dell’universita’ italiana: se, per dire, prendiamo la classifica pubblicata da Times Higher Education (THE) scopriamo che, negli ultimi anni, i piazzamenti italiani tra i 200 migliori atenei a livello globale sono stati i seguenti:

  • 2007: c’erano Bologna (173) e La Sapienza (183);
  • 2008: Bologna (192) e basta;
  • 2009: Bologna (174) e basta;
  • 2010: nessuna

Se dovessimo giudicare l’operato del Ministro da questi risultati, dovremmo concludere che quello che ha combinato finora, non molto, non dev’esser nemmeno troppo buono.

Ma, se per far passare il DDL verranno distribuiti contentini a questa o quella componente strutturata, magari prevedendo promozioni secondo l’immarcescibile criterio di anzianita’, allora il peggio deve ancora venire. Infatti cio’ comporterebbe un’ulteriore contrazione degli spazi per i giovani: se davvero fosse questo il caso l’universita’ del futuro prossimo rischierebbe di assomigliare ad una sorta di “Buena Vista Social Club”.

I docenti non sarebbero solo mediamente piu’ anziani, ma anche meno motivati, visto che in simili condizioni non si puo’ sperare di ottenere gratificazioni nella competizione globale della ricerca.

L’universita’ italiana continuera’ cosi’ svettare in un’unica classifica internazionale: quella dell’anzianita’ del corpo docente.

3 risposte a Buena Vista Social Club

  1. Renzino l'Europeo scrive:

    Io sono lievemente più positivo di te sul fatto che si debbano spingere dei ricercatori alla fascia di Associato, *posto* che è deciso che le fasce docenti debbano essere 2.

    Comunque mi chiedo perchè la Frassinetti usi il termine “essere stabilizzati”, quando il concetto non c’entra niente in questo caso.

    E poi, in ogni caso, la conquista dell’abilitazione è un fatto di merito – almeno quello. O forse vogliono farci intendere che si taroccherà anche quella?

  2. […] This post was mentioned on Twitter by SocialMediaStrategy and StrategieSocialMedia, MyCrowd.ca. MyCrowd.ca said: RT @businessplan_it – Buena Vista Social Club « Università, Riforma e Mass Media http://bit.ly/aww6Wf #socialmedia […]

  3. unimediapisa scrive:

    Sul fatto che sia auspicabile dare ai ricercatori qualche possibilita’ di passare di fascia non discuto. Sono due le cose che pero’ destano perplessita’:

    1) quale sara’ il criterio? Spero non quello della ‘coda’.
    2) non sara’ che questo diventera’ un obolo per i ricercatori, in cambio del quale dovranno ingoiare il rospo dei tagli al FFO? Cio’ saturerebbe il sistema lasciando ben poco spazio a coloro che attualmente non sono strutturati (in Italia).

    Inoltre, con le nuove regole previste dal DDL (non ricostruzione della carriera) il passaggio di fascia potrebbe essere economicamente conveniente solo per i ricercatori piu’ giovani (anche se su questo dovrei riguardar bene le tabelle).

    Insomma, a me basterebbe che fossero bandite posizioni da professore associato (aperte) in numero congruo. Perche’ non iniziare subito?

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