Il barone rampante

La riforma dell’Universita’ e’ in questi giorni di nuovo sotto ai riflettori grazie alle dichiarazioni del Rettore dell’Universita’ la Sapienza, Luigi Frati. Dichiarazioni indubbiamente interessanti, sia per la forma che per la sostanza. Frati non usa mezzi termini:

«Non credo che noi non siamo corresponsabili riguardo ai provvedimenti sull’università da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra. Il 30% dei ricercatori della facoltà di Giurisprudenza non ha prodotto nulla nell’ambito della ricerca scientifica e in generale alla Sapienza il 10% dei ricercatori non ha prodotto nulla in 10 anni. Queste persone vanno cacciate dall’università»
«Bisogna reclamare la progressione economica solo per i meritevoli. C’è chi ruba lo stipendio: ci sono persone che lo prendono da anni e non fanno nulla. Facciamo pulizia a casa nostra per avere più potere morale»

Parole forti. Ma, soprattutto, parole scelte con malizia: infatti in luogo della parola ricercatori sarebbe stato opportuno usare docenti visto che i dati sull’inattivita’ che vengono citati si riferiscono a tutte le fasce della docenza, dagli ordinari in giu’. Ma chi parla e’ una vecchia volpe che cerca di sfruttare la situazione per pigliare due piccioni con una fava: ingraziarsi il Governo screditando la protesta dei giovani ricercatori, in agitazione per i pesanti tagli della manovra, e, soprattutto, rifarsi una verginita’.

Per capire meglio da che pulpito vien la predica e’ utile sfogliare qualche vecchio giornale, per esempio Corriere della Sera Style Magazine (2009.03.01) dov’e’ dipinto un ritratto del prof. Luigi Frati. Ne esce l’immagine di un uomo tutto chiesa, casa e famiglia. Anzi: facoltà chiesa e famiglia. br
E tale è l’attaccamento alla famiglia che se l’è portata in Facoltà (mentre, per la Chiesa, si sta attrezzando ;-).

Insomma, il rettore moralizzatore e’ un barone che ha sfruttato la mediocrita’ di alcuni ambienti accademici per sistemare tutta la famiglia e, con abili manovre, è riuscito a creare una solidssima rete di alleanze tanto da poter aspirare alla carica di prsidente della CRUI. Del resto i giornali più apertamente filo-governativi, che di soito con i “baroni” ci van giù duri, lo trattano sempre con i guanti di velluto. Tutti questi elementi fanno pensare che il Rettore della Sapienza giocherà un ruolo di primo piano nell’orientare la politica accademica in questo periodo di riforme.

Per quanto riguarda la sostanza di queste dichiarazioni, le parole di Frati, anche se in maniera grossolana, toccano alcune questioni importanti. Per esempio:

  • la mancanza di una verifica delle attivita’ dei docenti;
  • la mancanza di meritocrazia (un tormentone della riforma);
  • la confusione che circonda la figura dei ricercatori

Riguardo al primo punto, c’e’ poco da aggiungere a quanto già detto in passato: il primo passo per una seria verifica dell’attivita’ scientifica dei docenti passa per la creazione di un’agenzia di valutazione nazionale, ma, nonostante la retorica (a buon mercato) del Ministro Gelmini, quest’agenzia di valutazione la stiamo ancora aspettando. La valutazione dell’attivita’ didattica potrebbe essere fatta a livello locale. E quindi se un ateneo pullula di docenti latitanti sul fronte della didattica la colpa e’, in primo luogo, di chi sta al vertice.

Riguardo alla mancanza di meritocrazia, le considerazioni sono le medesime; ed infatti proprio l’impreparazione del MIUR a valutare, distinguendo le realta’ virtuose da quelle inefficienti, fa si’ che si tagli in maniera indiscriminata, demotivando ulteriormente chi lavora.

L’ultimo punto, e’ forse quello piu’ interessante, e riguarda i compiti dei docenti universitari, ed in particolar modo dei ricercatori. E’ noto che gli obblighi didattici dei docenti siano, in termini di orario, estremamente esigui (sulla carta: 90-120 ore per i professori, nessuno per i ricercatori). Ma non c’e’ quasi alcun controllo: accade cosi’ che, da un lato, qualcuno ne approfitti per non far nulla (o farsi gli affari propri, usando la targhetta di professore per propiziare consulenze private) e, all’estremo opposto, capita che altri facciano molto piu’ di quello che sarebbero tenuti a fare (molti ricercatori sono titolari di corsi fondamentali). O magari ci sono ricercatori che ormai non fanno piu’ ricerca, e si occupano solo della didattica, svolgendo un ruolo simile a quello di lecturer negli USA e, simmetricamente, ci son docenti che non insegnano (e non si vedono mai in facolta’), perche’ scaricano l’attivita’ didattica sui ricercatori. Nell’universita’ degli ossimori, chi sono i fannulloni?

Insomma, bisognerebbe fare un po’ d’ordine, ridefinendo quelli che sono i doveri di ciascuno. Purtroppo tra il dire ed il fare c’e’ una bella differenza: in questi ultimi anni le dichiarazioni d’intenti son piuttosto inflazionate, ma nei fatti è cambiato poco o nulla.

Difficile credere quindi che le dichiarazioni di Frati possano essere utili a rendere l’universita’ competitiva, valorizzando chi è efficiente ed emarginando chi non produce. Pero’ saranno certamente utili alla carriera di questo barone, sempre piu’ rampante.

PS: Elenchiamo qualche articolo interessante (e pertinente alle tematiche affrontate qui sopra)

http://www.repubblica.it/scuola/2010/07/21/news/universit_povero_ricercatore_sottopagato_e_sfruttato_ma_indispensabile-5774176/index.html?ref=search

http://www.stampa.unibocconi.it/rassegna/utility/imgrs.asp?numart=SOTZ2&numpag=1&tipcod=0&tipimm=0&defimm=1&tipnav=1&isjpg=N

http://www.stampa.unibocconi.it/rassegna/utility/imgrs.asp?numart=SOUS6&numpag=1&tipcod=0&tipimm=0&defimm=1&tipnav=1&isjpg=N

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Tutti_meritocrati_col_culo_degli_altri.#body


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