L’estate sta finendo (… e un anno se ne va …)

Vale forse la pena di riprovare, con calma, ad esaminare alcuni aspetti del cosiddetto “pacchetto per l’Universita’” varato dal Ministro a fine luglio.
La questione della “classifica degli atenei” ha ricevuto -anche recentemente- una certa attenzione da parte della stampa; si leggano -per esempio- gli articoli di Jappelli -Pagano e Giavazzi sul Corriere. Del resto il problema di valutare la ricerca prodotta da Atenei e Dipartimenti e’ certamente un punto nevralgico per la riforma.

Ma ci sono altri aspetti (meno importanti per l’impianto complessivo della riforma ma non irrilevanti nel breve/medio periodo) che son stati trascurati o fraintesi.

Uno di questi e’ il blocco dei concorsi, dovuto al fatto -pare- che il MIUR non e’ ancora venuto a capo del demenziale meccanismo di elezione/sorteggio ideato per formare le commissioni. Di certo c’e’ solo che il Ministro non ha ancora firmato la direttiva necessaria a far partire le tornate elettorali. Tutto rimandato a settembre (come anche il DDL, del resto).

Un’altro punto degno di attenzione e’ certamente il Decreto sulla “Valutazione dei titoli e delle pubblicazioni scientifiche” per i concorsi da ricercatore. Questo decreto era atteso con impazienza, visto che in sua assenza si era prodotta una situazione di incertezza e stallo che ha di fatto rallentato l’uscita dei bandi di concorso per ricercatore. Quindi, almeno sotto questo aspetto, la firma del Decreto e’ una notizia positiva, anche se il contenuto e’ piuttosto deludente.

Deludente -certo- rispetto alle aspettative suscitate dalle dichiarazioni del Ministro, secondo cui il Decreto spazzerebbe via dai concorsi combine e intrallazzi , facendo trionfare il merito. Ed il decreto e’ deludente non solo perche’ le aspettative erano ingenue (se non irragionevoli), ma anche perche’, di fatto, lascia tutto (quasi) come prima.

L’unico cambiamento rilevante e’ l’eliminazione delle prove scritte ed orali, che tuttavia non sembra un provvedimento risolutivo per far vincere il merito.

In compenso c’e’ grande confusione nei bandi, i quali spesso sembrano non conformi ai nuovi e nuovissimi decreti. Di cio’ se n’e’ recentemente occupato il Sole24Ore con un articolo titolato I bandi per ricercatori aggirano le regoleche premiano il merito. L’articolo e’ certamente ben documentato, ma si basa su un equivoco di fondo: da’ per scontato che le nuove regole premino il merito. Non sorprendentemente il Giornale, qualche giorno dopo, ricicla la notizia, servendola in salsa filogovernativa; in questo caso l’articolista, rasentando l’assurdo, arriva addirittura a biasimare il fatto che alcuni bandi prevedano un “colloquio orale”.

La verita’ e’ che , nonostante la promessa di legare la valutazione -almeno in parte- a parametri obiettivi (tipo l’H-index o simili), il Decreto riamane molto sul vago: la valutazione rimane comparativa e la commissione continia ad avere ampia discrezionalità. Il che puo’ essere sia un bene che un male: chi finora ha usato la libertà di scelta per selezionare i migliori ricercatori continuera’ a scegliere bene, chi invece vorra’ far intrallazzi, continuera’ indisturbato. Alla fine, non cambia nulla.

Quindi, in definitiva, l’unico effetto tangibile dell’azione del Ministro e’ la confusione generata da questi continui (e maldestri) cambi delle regole in corsa.
Ed un anno di tempo perso.

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