Summer lighting

Dopo una serie infinita di slittamenti sembrano essere arrivati al traguardo i primi provvedimenti annunciati mesi fa dal Ministro Gelmini. Il condizionale, al solito, è d’obbligo in quanto le informazoni disponibili sono ancora piuttosto generiche.

E’ però possibile abbozzare un bilancio, e bisogna dire che ci sono alcuni elementi che vanno giudicati positivamente, anche se gli effetti del “pacchetto” nel suo complesso, non sono al momento facilmente ponderabili.

E’ certo positivo lo sblocco dei concorsi (ovvero -finalmente- le regole per la formazione delle commissioni e l’emanazione dei criteri di valutazione delle pubblicazioni per i concorsi da ricercatore). Positivo è il varo dell’ANVUR, l’agenzia che avrà il compito di valutare gli atenei. Positivo che, tra i parametri con cui la valutazione viene effetuata, il peer-reviewing abbia un ruolo chiave (come avviene peraltro in tutti i paesi avanzati).

Positivo sarebbe, almeno in linea di principio, anche il fatto di legare una parte non irrilevante di FFO alla valutazione, effettuata su parametri abbastanza obiettivi (anche se, in alcuni casi, discutibili). Ed infatti questo fatto ha generato un sacco di elettricità nell’aria, mettendo alcuni Rettori sul piede di guerra.

Ma non ci sono solo le rimostranze di chi protesta per conservare lo status quo. Infatti l’impianto complessivo dell’azione del MIUR desta più di qualche perplessità sui provvedimenti adottati e sul fatto che possano davvero rilanciare l’università.

Questi provvedimenti sembrano essere un passo molto modesto (ed incerto), e rispondono più al bisogno di rilanciare mediaticamente la riforma piuttosto che ad un effettivo avanzamento nella direzione giusta. Vediamo perché.

Innanzitutto è un provvedimento a costo zero: non solo  non vengono stanziati nuovi fondi, ma  si va al risparmio su tutta la linea e per valutare la ricerca vengono usati i dati del CIVR piuttosto vecchiotti. Inoltre, proprio per il fatto che la nuova ripartizione è stata fatta prima di aver avviato una procedura valutativa analitica, questi dati verranno usati in maniera abbastanza grossolana, premiando o penalizzando gli atenei nel loro complesso, e non i singoli dipartimenti o aree scientifiche. Può accadere così che anche un dipartimento eccellente, come Fisica alla Sapienza, possa venir di fatto punito in quanto parte di un Ateneo bocciato. Ciò può avere conseguenze esiziali per la ricerca, specie in un momento nel quale le amministrazioni, per dimostrarsi virtuose, azzerano i crediti coi Dipartimenti, compromettendo così la ricerca (i Dipartimenti finiscono per pagare sui fondi di ricerca persino la bolletta del gas).

La valutazione è grossolana anche per il fatto che utilizza gli stessi parametri per tutte le aree: è ovvio, per esempio, che il tasso di laureati che trovano lavoro sarà maggiore per un politecnico piuttosto che in un ateneo dove sono preponderanti le aree umanistiche.

Nella ripartizione dei fondi giocano una parte importante anche i parametri economici, e ciò fà sì che chi è già in affanno lo sia sempre di più in futuro: non si vedono (ancora) all’orizzonte meccanismi virtuosi che permettano agli atenei di riassestare i bilanci senza compromettere didattica e ricerca.

Alcuni parametri lasciano perplessi: per esempio quello sul numero di studenti che passano al secondo anno superando i 2/3 degli esami sembra essere correlato molto debolmente con la qualità della didattica.

C’è poi il tocco pittoresco finale, ovvero la classifica dei buoni e cattivi data in pasto alla stampa, dove in realtà quel che viene mostrato non è una classifica di qualità (magari stilata con criteri discutibili) ma piuttosto quanto FFO (in più o in meno) ogni università avrà (in relazione alla spesa storica). Ma si sa: l’estate è stagione fortunata per le classifiche (anche per quelle poco sensate).

Insomma: non ci troviamo certo di fronte ad una svolta epocale. I cambiamenti potrebbero essere positivi, ma solo se la riforma procederà in maniera seria e coerente.
In caso contrario, dovremmo prender atto che si tratta solo dei soliti lampi d’estate.

Una risposta a Summer lighting

  1. unimediapisa scrive:

    Addendum. Prima delle vacanze scrivevo:

    Inoltre, proprio per il fatto che la nuova ripartizione è stata fatta prima di aver avviato una procedura valutativa analitica, questi dati verranno usati in maniera abbastanza grossolana, premiando o penalizzando gli atenei nel loro complesso, e non i singoli dipartimenti o aree scientifiche.

    Bene: oggi abbiamo abbiamo la certificazione che ciò è effettivamente avvenuto. Sul sito http://www.topuniversities.com/university-rankings/world-university-rankings/2009/subject-rankings/natural-sciences
    si trova la classifica, aggiornata al 2009, per “Natural Sciences” dalla quale si deduce che Roma 1 e’ 25 al mondo ma 7 in Europa e davanti ci stanno ETH di Zurigo, Cambridge, Oxford, ENS, Imperial e Paris VI.

    Bisognerebbe che qualcuno provasse a spiegare al Ministro cosa si intende quando si parla di merito: sembra che abbia le idee un po’ confuse. Forse perché pensa di meritare la poltrona su cui siede?

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