Sotto il vestito, niente.

Sotto_il_vestito_nienteAbbiamo gia’ osservato come, negli ultimi mesi, la stampa abbia trascurato il tema universita’ (se si eccettuano un po’ di lacrime di coccodrilllo per l’ennesima “ricercatrice precaria” che lascia l’Italia).
C’e’ da dire che il tema della riforma universitaria e’ sparito dalle news anche per un motivo estremamente pratico: di notizie da dare non ce n’era nemmeno mezza (di notizie vere, per lo meno).

Per fortuna qualcuno, prima che inizino le vacanze, si prende la briga di fare il punto della riforma, ad un anno dai tagli di Tremonti: se ne sono occupati Tullio Jappelli e Daniele Cecchi su lavoce.info, ed ora anche Andrea Ichino e Gianni Trovati su “Il Sole24Ore”: questi articoli hanno il merito di non fermarsi alla superficie, ed andare a vedere, praticamente, a che punto sta il cammino della tanto agognata riforma.

Quello che traspare sottto il velo sottile delle dichiarazioni ottimistiche del Ministro e’ una verita’ inequivocabile e poco rassicurante: la riforma e’ di fatto ancora ferma ai tagli di Tremonti.

Una domanda sorge spontanea: perche’ la riforma si e’ impantanta?

Su questo punto le interpretazioni spesso divergono: c’e’ chi da’ la colpa ai fantomatici baroni, chi invece mette sul banco degli imputati i burocrati del ministero. Ma entrambe queste letture non bastano a spiegare il motivo per cui un Governo con la maggioranza parlamentare piu’ solida degli ultimi 30 anni non riesca a muovere un passo verso quella riforma in senso meritocratico che tutti -almeno a parole- affermano di volere.

Puo’ darsi che parte della responsabilita’ sia della scarsa autonimia del Ministro, che appare troppo dipendente dai propri burocrati e dal resto della compagine Governativa; certamente sono diversi i fattori che hanno determinato questa situazione di stallo.

Uno di questi fattori potrebbe essere anche la spettacolarizzazione ed il clamore mediatico che ha accompagnato la riforma lo scorso autunno: allora l’Universita’ era presentata come un sistema talmente marcio da dover essere messo sottosopra. Tuttavia un dibattito serio su quali fossero gli strumenti per correggere almeno alcune delle storture piu’ evidenti del sistema non ha mai avuto luogo. Diventa quindi molto difficile rispondere alle aspettative generate da proclami ideologici basati su una analisi distorta della realta’. L’aspetto piu’ sintomatico di questa impasse e’ forse la reiterata procrastinazione del decreto per la valutazione dei titoli ai concorsi. Si tratta di un tassello minimo, che nelle intenzioni del Ministro avrebbe dovuto garantire concorsi puliti; il decreto non e’ ancora stato firmato, probabilmente perche’ le bozze finora circolate sono state giudicate deludenti quasi da tutti. Ma forse la colpa non e’ tanto nelle bozze stesse, quanto piuttosto nell’illusione di poter risolvere il problema con una scorciatoia burocratica invece di predisporre un meccanismo che responsabilizzi le commissioni, premiando le scelte virtuose e penalizzando chi sceglie male. In molti concordano sul fatto che cio’ puo’ essere ottenuto solo ripartendo, con parametri chiari, il FFO in base ai risultati ottenuti dai vari Dipartimenti. E’ quindi quantomai urgente far funzionare una agenzia (ANVUR?) che si occupi di effettuare la valutazione in maniera efficiente e, almeno in media, precisa.

Questa e’ probabilmente la sfida principale, anche se forse, mediaticamente, e’ meno sexy dell’anedottica su parentopoli, baroni, concorsi truccati etc. etc.

Post Scriptum: (15/07/2009): Leggo -in ritardo- di una conferenza stampa del Ministro, che cerca di giustificarsi descrivendo la riforma prossima ventura.

In linea di principio tra i provvedimenti citati dal Ministro ce ne sarebbero anche alcuni che, se implementati correttamente, potrebbero portare giovamento, per esempio:

” Scatti stipendiali solo ai prof migliori: […] in caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi.”

Ovviamente bisogna vedere come queste norme si inseriscono nel quadro complessivo (e soprattutto bisogna fare attenzione che le norme annunciate non vengano stravolte al momento di divenire operative).

Ma il principale motivo di preoccupazione rispetto a queste “nuove” dichiarazioni e’ rappresentato dai tempi geologici previsti dallo stesso Ministro:

Mariastella Gelmini, ha rivolto un «appello al Parlamento e all’opposizione» affinchè la riforma dell’Università possa avere «una durata superiore a quella di un governo[…]».

Insomma, la domanda e’: riuscira’ mai il Ministro a portare a termine (o anche solo ad avviare) questa riforma?
Con i tagli di Tremonti che incombono, e’ lecito avere qualche perplessita’ al riguardo: se se la prende cosi’ comoda, piu’ che una riforma, il Ministro fara’ l’autopsia dell’Universita’.

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