Crisis? What crisis?

Crises? What crisis?In genere i periodi di crisi sono momenti propizi per il cambiamento. Era lecito sperare che cio’ valesse anche per il nostro sistema Universitario, ma le ultime notizie non inducono all’ottimismo.

Gianni Trovati, in un articolo sul Sole24Ore, prova a fare il punto della situazione: il Ministero sembra esser in alto mare su tutta la linea. Non solo sul DLL che, tra anticipazioni e smentite, rimane ancora evanescente, ma pure su questioni piu’ spicce, come la definizione dei criteri oggettivi per la valutazione dei titoli ai concorsi per ricercatore: tutto rimandato a dopo le elezioni Europee. Questo rinvio metterebbe a rischio anche il lavoro dell’ANVUR, la cui attivta’ rischia di bloccarsi.

Insomma, sembra proprio che la foga riformatrice dell’autunno abbia generato solo entropia burocratica: un garbuglio di proposte -talvolta contradditorie- che evidentemente lo stesso Ministro ritiene impresentabile (prima delle elezioni – per lo meno).

Un illustre collega, reduce da un vagabondaggio accademico, osserva sconfortato il contrasto tra il dinamismo che si respira negli atenei esteri (piu’ o meno eccellenti) e la situazione di stallo in cui si trova il nostro sistema universitario:

Non credo proprio che la nostra società sia all’altezza di quella necessaria trasformazione, culturale prima che politica, che permetta di riportarci ad un primato che pure potremmo raggiungere.

In fondo -a mio avviso- la ragione è quasi banale: la nostra società non capisce quali sono i fondamenti dell’eccellenza.

Anzi no, li capisce benissimo. Ma solo quando si parla di sport.

A nessuno verrebbe in mente di selezionare gli allenatori con il sistema del sorteggio o i calciatori in base a parametri oggettivi fissati dal ministero dello Sport. Nessuno trova scandaloso che il contratto di un difensore del Milan sia assai diverso da quello della società sportiva di Zagarolo (patria dei miei avi). Gli stranieri si attirano a fior di milioni (di euro).

A noi [accademici n.d.r.] invece il dileggio della stampa e i tagli di Tremonti. Ma questi sono solo il finale semiserio di anni di errori in cui si è messa in un angolo la classe scientifica per favorire la crescita di piccoli o grandi poteri accademici-politici-sindacali. La chiamano democrazia e primato della politica. Auguri a tutti i giovani scienziati Italiani.
[Claudio Procesi, dal blog UNIRA]

Per la ricerca le cose sono forse un po’ piu’ complicate che per le squadre di calcio, ma non troppo. Il risultato sportivo e’ univoco, sancito da una classifica che rappresenta la principale unita’ di misura della performance. Ma anche la ricerca puo’ essere valutata, ed e’ da qui che dovrebbe partire una qualsiasi riforma in senso meritocratico.

Stabilire parametri e meccanismi per valutare i risultati della ricerca e l’efficienza della didattica non e’ un lavoro banale: ci sono proposte (ed esperienze estere) diverse e non sempre conciliabili. Inoltre i criteri di valutazione possono, in una certa misura, finire per orientare l’organizzazione e gli obbiettivi della ricerca.

Proprio la delicatezza di questo snodo, unitamente al fatto che, in un sistema meritocratico, la valutazione avrebbe ricadute notevoli su molti altri aspetti dell’organizzazione universitaria, dovrebbero indurre a considerare questo come primo e piu’ importante punto da affrontare. Non si puo’ costruire un edificio senza aver prima progettato e realizzato solide fondamenta.

Tutti concordano (almeno a parole) su un punto: per uscire dalla crisi e’ necessario puntare su ricerca ed innovazione. Pero’, nei fatti, si continua a perder tempo. I tagli indiscriminati del Ministro Tremonti non sono stati controbilanciati da finanziamenti extra ai dipartimenti virtuosi (anche perche’ manca una procedura per individuare quali siano). D’altra parte molti dipartimenti sono ormai costretti ad intaccare i fondi di ricerca per riuscire a pagare le bollette. E la legge di riforma verra’ presentata solo dopo le elezioni europee, ormai in piena stagione balneare.

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