Il minestrone

Da diversi mesi, in seguito ai tagli del governo e alla conseguente mobilitazione del movimento dell’Onda, le problematiche dell’università sono oggetto di attenzione da parte dei mass-media. Tuttavia troppo spesso l’argomento viene trattato con enorme superficialità, tanto da accreditare presso il grande pubblico un’immagine caricaturale del mondo accademico.

Nel grande mare delle dichiarazioni pressapochiste, hanno scatenato una piccola tempesta quelle di Vincenzo Cerami, il quale ha affermato che

Gli studenti pagano l’onerosa retta per essere istruiti e non per il curriculum di presunta scientificità dei professori. Ella [il ministro] deve sapere che nel quasi cento per cento dei casi si tratta di pubblicazioni inutili, pretestuose e improvvisate a mero scopo carri eristico.

(Da Repubblica – 10.12.2008)

Tralasciamo -almeno per un attimo- la sostanza dell’intervento di Cerami (ovvero il rapporto tra ricerca e didattica, questione non semplice che merita di essere trattata seriamente) per analizzarne piuttosto gli aspetti squisitamente mediatici.

Non è certo la prima volta che vengono mossi attacchi indiscriminati all’università: la novità è che stavolta a sparare ad alzo zero è uno stimato intellettuale il quale -essendo ministro ombra alla Cultura del PD- ha anche un ruolo politico di un certo rilievo.

Le dichiarazioni di Cerami sono sconcertanti non solo perché diffamatorie nei confronto dei molti accademici che lavorano seriamente ma anche perché sono totalmente inutili e -probabilmente- controproducenti.

Proviamo ad illustrare il concetto con un esempio che dovrebbe essere familiare a tutti. Affermare che “deputati e senatori sono per lo più ladri o fannulloni” descrive, in maniera estremamente rozza, un problema reale; tuttavia non rappresenta un passo avanti verso la soluzione. Anzi, a giudicare gli effetti delle furiose polemiche sulla “Casta” (nemmeno un anno fa!) sembra che il trambusto mediatico -apparentemente caotico- finisca per condurre a risultati paradossali: oggi gli apparati di partito, a destra come a sinistra, sono più potenti che mai, la compattezza della casta la rende inamovibile (nonostante gli scandali) e, come ci si puo’ aspettare, le famigerate spese della politica son passate di moda, ma non sembrano diminuite.

Nell’Università, come è noto, la situazione è estremamente eterogenea: dipartimenti che competono ai massimi livelli sulla scena internazionale possono convivere (anche nello stesso ateneo) con altri, gestiti in maniera clientelare, dove la ricerca che si fa è scadente e la didattica pessima. Ovviamente mettere tutto nello stesso pentolone produce un minestrone decisamente mediocre, che certo non rappresenta la realtà. Al contrario, l’unico modo per riqualificare l’università è assegnare i finanziamenti in base al merito, ma ciò richiede che la produzione scientifica di ciascun dipartimento venga valutata seriamente. Questo lavoro era stato fatto, ma purtroppo il governo di centrosinistra, al momento di ripartire i fondi, non ha voluto utilizzare questi dati per distinguere le realtà virtuose da quelle dove i docenti “pubblicano in fantasmatiche case editrici il risultato delle loro ricerche” (tanto per usare le parole dello stesso Cerami).

Tornando sul versante dei mass-media, quello che sta succedendo è che il pressapochismo si autoalimenta: alcune affermazioni, per quanto inconsistenti, guadagnano lo status di verità semplicemente in virtù del fatto di venir ripetute (acriticamente) da altri (più o meno improvvisati) opinionisti. Cosi’, alla fine, l’informazione che arriva al grande pubblico assomiglia ad un minestrone, dispensato sotto forma di minestra riscaldata. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Una risposta a Il minestrone

  1. […] e’ diventato un vero sport nazionale, al quale ha partecipato pure l’ex responsabile cultura del PD, riciclando acriticamente la piu’ bieca propaganda antiscientifica del […]

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