Falso movimento

Lunedi’ 17 novembre, i titoli dei giornali che riportavano le conclusioni dell’assemblea degli studenti in Sapienza, suggerivano un epilogo piuttosto deludente:

Anche la lettura degli artcoli non era molto confortante: accanto ad indicazioni condivisibili (ma comprensibili solo per chi conosca bene il sistema accademico) come “abolizione del 3+2 e dei crediti formativi” o “finanziamenti diretti ai gruppi di ricerca” comparivano richieste piu’ stravaganti come -appunto- “cinema e autobus gratis” o “stop al numero chiuso”.
Di fronte a questo risultato aveva buon gioco il Ministro Gelmini che, a Montecatini, si ergeva a paladina della meritocrazia (!) arrivando perfino a dichiarare: “siamo un governo di sinistra” .

Se si leggono i documenti prodotti, le cose hanno un aspetto un po’ diverso: sembra proprio che i giornali abbiano scelto di dare risalto agli aspetti piu’ folcloristici. Nei documenti, infatti, si parla anche di valutazione della ricerca, di precariato, di qualita’ della didattica etc. Ma, purtroppo, molti punti ‘critici’ dell’attuale sistema rimangono in secondo piano e l’impressione e’ che, volendo arrivare ad un documento largamente condiviso, si sia evitato di entrare nei dettagli delle questioni piu’ spinose.

In realta’ i documenti prodotti sono tre: ricerca, didattica e welfare e costituiscono (dichiaratamente) piu’ una base di discussione piuttosto che un insieme organico di proposte concrete.

Ci sono quindi diversi punti che meriterebbero di essere maggiormente approfonditi, ne elenchiamo solo alcuni:

  1. Valutazione della ricerca: quali dovrebbero essere i parametri?
  2. Come riformare il sistema di reclutamento?
  3. In quale misura la valutazione dovrebbe determiare la ripartizione dei fondi? Con quali meccanismi?
  4. L’attuale sistema di progressione stipendiale dei docenti, che premia l’anzianita’ (e non l’attivita’ scientifica) va cambiato? Come?
  5. Quale dovrebbe essere l’alternativa al 3+2?
  6. Il diritto allo studio -come ora strutturato- funziona male (basti pensare che circa il 46% delle borse di studio vanno a figli di lavoratori autonomi); ha senso chiedere di potenziarlo senza -contestualmente- riformarlo?

Questi sono punti spinosi ed e’ abbastanza naturale che un movimento molto eterogeneo non sia in grado di formulare proposte precise e largamente condivise su ciascun punto, specialmente quando si tratta di questioni molto controverse come i punti 1 e 2.

Ma sarebbe piu’ utile render conto della dialettica tra posizioni diverse (magari non conciliabili) piuttosto che ricorrere a formule vaghe che non affrontano i problemi concreti e finiscono solo per accreditare la versione di chi cerca di dipingere l’immagine di un movimento impegnato a riproporre cliché gia’ visti. Immagine falsa di un falso movimento.

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