Microcosmos

Tra gli argomenti per giustificare i tagli all’universita’ c’e’ l’accusa di inefficienza imputata al mondo accademico.

Qualche giorno fa “Il Giornale” pubblicava un articolo-invettiva titolato “L’ateneo dei record: 24 professori per 17 studenti”; l’occhiello -sopra- riassumeva:

Universita’ dell’Insubria: il corso di laurea in Fisica conta piu’ insegnanti che iscritti tra ordinari, associati e ricercatori. Offerta formativa gonfiata.

Chiunque abbia ascoltato una volta Radio Padania sa bene che l’Insubria è una regione corrispondente all’antico territorio in passato abitato dagli Insubri, popolazione celtica che ha occupato la regione compresa fra il Po e i laghi prealpini a partire dal IV secolo a.C. In effetti:

L’Università degli Studi dell’Insubria è stata istituita il 14 luglio 1998 e ha la particolarità di essere una delle prime Università italiane a sperimentare un nuovo modello organizzativo, presentando l’originale sistema a rete di tipo bipolare che contempla la presenza di due sedi principali, Como e Varese, e di altre sedi satellite sotto l’unico logo della Universitas Studiorum Insubriae.

Ma cosa ci fa un minuscolo Corso di Laurea in Fisica a Como, a mezz’ora di treno da Milano? Nel capoluogo lombardo hanno sede la Statale, il Politecnico, la Bicocca, la Bocconi, la Cattolica: almeno cinque grossi atenei, pubblici o privati.

E’ chiaro che l’idea stessa di creare una nuova entita’ amministrativa cosi’ vicino a Milano risponde ad esigenze politiche clientelari mentre il saldo costi-benefici dell’operazione non puo’ che essere negativo (indipendentemente dalla qualita’ dei docenti).

Non e’ chiaro se sia in progetto un accorpamento dell’Universita’ dell’Insubria o di altre realta’ troppo piccole per giustificare un apparato burocratico appositamente dedicato. Finora, nonostante tanti bei discorsi, i tagli colpiscono alla cieca, senza distinguere tra le realta’ che funzionano bene da quelle che, magari a causa scelte politiche discutibili, hanno un basso tasso di efficienza. Al momento l’unica cosa chiara e’ che i tagli sfioreranno appena chi e’ strutturato da molti anni mentre colpiranno piu’ duramente i giovani i quali, se hanno delle carte da giocarsi, se le giocheranno dove le prospettive sono migliori: all’estero.

7 risposte a Microcosmos

  1. Bianca scrive:

    Attenzione bene. L’inganno principale dell’esordio dell’articolo sul “Il Giornale” consiste nel fatto di non considerare un fatto elementare per chi conosce l’università: i docenti di fisica e matematica non insegnano solo ai corsi di laurea in fisica e in matematica!!
    Matematica e fisica sono presenti nel biennio della maggior parte delle discipline scientifiche!
    A quanti studenti insegnano veramente questi docenti?
    È un trucco banale, una presa in giro del lettore.

    Chi si legge “Il Giornale” viene preso in giro da chi lo scrive.

    Non mi sorprendono le mistificazione di questo quotidiano, ma mi hanno sorpreso molto le mistificazioni che sono cominciati ad apparire da qualche giorno sul Corriere della sera.
    Vi invito a darci un’occhiata.

    Bianca.

  2. carlocarminati scrive:

    Giusta osservazione.

    Tuttavia e’ istruttivo osservare che le microuniversita’ (che ormai sono come gli aereoporti: ogni amministrazione vorrebbe averne uno – magari collegato a Roma da volo Alitalia) sono proliferate non solo al sud ma anche nel profondo nord.

    L’universita’ dell’Insubria verra’ accorpata a qualche ateneo milanese -anche solo per ridurre l’apparato burocratico? Non credo: vorrebbe dire andare a disturbare le clientele della Lega.

    Questo e’ il paradosso: l’inefficienza giustifica i tagli, ma si taglia ‘a priori’, prima ancora di entrare (seriamente) nel merito dei problemi. Problemi che, per essere affrontati, richiedono serieta’ e scelte coraggiose: non bastano le dichiarazioni ad efetto.

  3. Bianca scrive:

    Prevedo che il governo farà marcia indietro.

    Credo ormai si siano resi conto che la protesta è troppo radicata, condivisa e generalizzata. Corrono il rischio di ritrovarsi contro l’intero sistema accademico e scolastico italiano.

    Soprattutto corrono il rischio che ci sia TROPPA GENTE CHE SI RENDE CONTO DELLE MISTIFICAZIONI SISTEMATICHE CHE CI PROPINANO I MEDIA CONTROLLATI.
    È un rischio che non si possono permettere di correre perché potrebbe saltare il meccanismo fondamentale su cui si basa il loro consenso.

    Per salvare la faccia dovranno trovare una formula che dia ragione a loro.

    Il sistema è quello di far ritornare al sistema di ricerca e universitario tutti i fondi tagliati (FFO, blocco del turnover) aggiungendoci qualcosa in più.

    Probabilmente istituiranno un fondo, più ampio dei tagli all’ FFO destinato però solo alle università virtuose.
    A queste, e solo a queste, sarà consentito di assumere molti nuovi ricercatori, probabilmente con una forma di contratto non a tempo indeterminato, ma comunque premiante sul piano stipendiale. Penso ad una formula 5+5 anni…
    Borse di studio consistenti per gli studenti migliori con un buon programma per gli alloggi e il vitto tali da permettere a questi di studiare nelle università migliori del paese.

    In questo modo potranno affermare varie cose:

    1. Che la loro intenzione era fin dall’inizio quella di colpire le baronie e i vari mali del sistema universitario italiano
    2. Che le migliaia di studenti che sono scesi in piazza non avevano capito nulla
    3. Che non avevano capito nulla professori e docenti di sinistra.
    4. Che non aveva capito nulla la sinistra.

    Ovviamente le cose non stanno in questa maniera, ma è l’unica possibilità che hanno per uscire dal casino in cui si sono ficcati.
    La gente gli darà ragione e saranno ancora più forti e arroganti di prima.

    Sono pronta a scommettere 100 euro. Chi ci sta?

    Cordialità

    Bianca.

  4. Ovviamente non sono in grado di fare previsioni, Bianca, ma non credo che Berlusconi abbia bisogno di così tanto. In fin dei conti noi crediamo che la protesta sia molto radicata nella popolazione perché vediamo soltanto la parte che protesta. Ma la forza di questo governo viene proprio da chi non si fa vedere né sentire e, così facendo, avalla senza problemi quello che la politica fa senza preoccuparsi tanto della propria responsabilità nei confronti della società. E credo che la gente di questo tipo sia veramente tantissima. :-(

  5. Bianca scrive:

    Personalmente penso che la protesta non sia affatto radicata nella popolazione, anzi il contrario. Per ora viene percepita, e proprio grazie alle mistificazione dei media, come la protesta di studenti politicizzati e di baroni che vogliono difendere i loro privilegi.

    È però radicata tra gli studenti ed entro il mondo universitario. In quest’ambito, e solo in questo, “la maggioranza silenziosa” non esiste. Lo verifico personalmente in una città come Padova nel bel mezzo del nordest che certo non si può ritenere di sinistra. E tutto questo mi sorprende.

    Il punto è che dentro le università e nella scuola sono ora moltissime le persone che si rendono conto di come i media prendono in giro la gente. Di come il consenso sia fabbricato su un informazione altamente truccata.
    Se il mondo della scuola e dell’università sperimenta queste cose sulla propria pelle acquisterà degli “anticorpi” verso queste mistificazioni, che rimarranno per lungo tempo.
    L’università e la scuola insegna a milioni di studenti e parla a milioni di famiglie.

    Non so come andranno le cose, ma credo che la situazione che si presenta ora può essere paradossalmente un’occasione irrepetibile per il mondo dell’università.
    Se saremo in grado di comprendere velocemente come le cose stanno cambiando, di toglierci di dosso subito quel po’ di marciume che ci ha contaminati e che può ledere la nostra immagine, e di prendere coscienza di quello che può e deve essere il nostro ruolo nella società, allora voglio sperare che potremmo fare qualcosa di veramente buono per questo paese.

  6. carlocarminati scrive:

    Quello che dice Bianca mi conforta. Anche a me sembra che Berlusconi abbia cominciato a capire che c’e’ qualche differenza tra gli studenti italiani ed i minatori inglesi, che Maristella Gelmini non e’ Margaret Thatcher (e lui, nemmeno).

    Concordo anche sul fatto che siamo in una situazione molto fluida. Ma sono convinto che, date la forza dell’auto-conservazione dell’establishent (universitario e non), il pericolo che tutto finisca col solito pateracchio all’italiana e’ tutt’altro che remoto.

    Il futuro e’ talmente incerto che non sarei disposto a scommettere piu’ di 1 euro su nessuna opzione ;-)

  7. Su questo, Bianca, sono molto d’accordo con te. Abbiamo un’occasione unica per imparare il vero valore di ciò che per tanto tempo abbiamo dato per scontato. Speriamo che sia il risveglio di cui da tempo ha bisogno la nostra civiltà.

    Purtroppo ancora è difficile dire che sbocchi potrebbe avere la nostra protesta: mi sembra che alcuni gruppi stiano iniziando a formulare proposte alternative, ma dubito che il governo, fino a questo punto piuttosto deciso, accetterà a mettere da parte la sua maggioranza per discuterne. Speriamo perlomeno che la Sinistra impari qualcosa. Ma la cosa fondamentale, secondo me, è che _noi_ impariamo cosa vuol dire libertà e cosa vuol dire democrazia. Un domani saremo noi ad avere, più o meno direttamente, le redini: e mi chiedo se veramente la gente che oggi è contraria a questa riforma sarà in grado di mettere da parte i propri interessi per accettare di costruire una democrazia di tutti. Speriamo che la risposta sia sì.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: