Il mago dei numeri.

zahlenteufel

Der Zahlenteufel

Il bocconiano Roberto Perotti, autore di un libro recensito sul Corriere, afferma di avere le prove che in Italia si spende troppo per l’universita’, in particolare il ‘costo per studente’ sarebbe troppo alto.
Eppure, secondo i dati ufficiali contenuti nella pubblicazione Education at a Glance dell’OCSE, il ‘costo per studente’ e’ stimato in 7.723 $ all’anno. Ma, argomenta Perotti, tali dati non terrebbero conto della presenza degli studenti fuori corso e di quelli che non frequentano, di conseguenza il dato andrebbe rinormalizzato: dopo tale operazione il valore stimato sale a 16.027 $ (piu’ del doppio) catapultando l’Italia in cima alla graduatoria, dietro a USA, Svizzera e Svezia.

La famosa statistica OECD "corretta" da Roberto Perotti (pag. 37)

La famosa statistica OECD "corretta" da Roberto Perotti (pag. 37)

Alessandro Figa’ Talamanca in una lettera al Corriere (7 ottobre 2008) osserva che

i dati Ocse pubblicati nel 2008 si riferiscono gia’ a studenti equivalenti a tempo pieno e tengono conto dei ritardi negli studi, come indicato nella tabella B1.1a del documento e come spiegato nella nota tecnica allegata.

Il prof. Perotti risponde a stretto giro di posta, sul Corriere (8/10/2008), sostenendo la legittimita’ delle sue manipolazioni senza pero’ spiegare precisamente su quali dati si basino.

Abbiamo quindi indagato piu’ a fondo con i seguenti risultati:

  • effettivamente i dati OECD si riferiscono agli studenti equivalenti per tutti i paesi tranne Italia, Austria e Germania (quindi non solo per l’Italia, come erroneamente affermato dal Perotti nel suo libro, si leggano le note del documento, pag.8 http://www.oecd.org/dataoecd/8/26/41271828.pdf);
  • per le statistiche OECD uno studente e’ a tempo pieno se segue un programma di studi che prevede almeno il 75% di una annualita': questo perche’ in alcuni paesi -come il Regno Unito- gli studenti lavoratori possono iscriversi part time stabilendo in principio una riduzione del numero di crediti conseguibili in modo da ottenere uno sconto sulle tasse universitarie;
  • la rinormalizzazione del Perotti deriva da una stima degli ‘studenti equivalenti’ ottenuta riducendo gli studenti di un fattore 0.483. Tale coefficiente e’ attribuito al MIUR, ma non viene dato alcun riferimento che consenta di capire come sia calcolato;
  • Una noticina, nascosta in fondo al capitolo ...

    Una noticina, nascosta in fondo al capitolo ...

    lo stesso Perotti avverte che questi dati sono poco credibili: in una minuscola nota (nota 3 -in fondo al capitolo- a pg. 71) avverte il lettore:
    In realta’ ora la spesa italiana e’ fin troppo alta: forse non e’ del tutto plausibile che si spenda quasi il doppio per studente equivalente a tempo pieno che in Nuova Zelanda [...] .

    avvertimento che si e’ totalmente perso nel passaggio sui mass-media.

Per ironia della sorte il titolo del libro in questione e’ L’universita’ truccata ma, in questo caso, ad essere truccate sono proprio le statistiche dell’autore: prende un dato ufficiale, lo manipola in maniera arbitraria e lo confronta con gli altri, come se si trattasse di dati ‘omogenei’. Il risultato -sensazionale!- e’ purtroppo statistica-spazzatura.

Insomma -ad essere onesti- il libro del professor Perotti andrebbe corretto cosi': anche se l’Italia raddoppiasse la spesa per studente universitario, continuerebbe ad investire in formazione meno rispetto a USA, Svizzera e Svezia.

Suona diverso, vero?

PS: il prof. Benadusi fa notare sull’Unita’ del 3.11.2008 che la spesa media annua per studente e’ un dato intermedio che serve in realta’ per valutare la spesa media sull’intero percorso di studi (tabella B1.5, pag 210 del rapporto OECD): questo e’ il dato piu’ significativo, e in questo caso l’errore che si commette non distinguendo tra studenti part-time e full-time viene bilanciato dall’allungarsi della durata degli studi (come correttamente osservato nella nota tecnica). Inutile dire che -come c’era da aspettarsi- la spesa media sull’intero corso di studi dell’Italia e’ ben al di sotto della media OECD.

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10 risposte a Il mago dei numeri.

  1. Alessandro Figà-Talamanca scrive:

    Dopo la precisazione di Perotti, ho scritto una lettera al corriere che non è stata pubblicata, eccone il testo:
    ” In merito alla precisazione del prof. Perotti sui
    dati OCSE, pubblicata sul Corriere dell’ 8 ottobre,
    posso solo citare (senza tradurre per non tradire) la
    nota metodologica che compare sul sito
    (all’indirizzo http://www.oecd.org/dataoecd/8/26/41271828.pdf) che
    precisa che per l’Italia l’Austria e la Germania “No
    distinction is made between part-time and full-time
    studies at the university level. However for
    expenditure over the duration of studies the effect
    balance out, since reporting part-time students as
    full-time students leads both to an underestimate of
    annual expenditure and to an overestimate of the
    duration of the studies”. Gli esperti dell’OCSE
    ritengono quindi che i dati da loro forniti per
    questi tre paesi siano confrontabili con quelli degli
    altri paesi, e pertanto con le medie OCSE ed europee.
    Quanto alla elezione del rettore de La Sapienza, come in ogni elezione, è
    previsto il voto ma non la “dissociazione”. Chiunque mi conosca sa bene
    come posso aver votato. Ho comunque rispetto per chi ha votato in modo
    diverso e considero la questione completamente estranea alla discussione
    sulla validità dei dati forniti dall’OCSE.”

  2. Bianca scrive:

    Sul sito del ministero sono disponibili le statistiche ufficiali che riportano il numero degli iscritti e il numero dei laureati e diplomati.

    Ora il fatto più importante a mio avviso consiste nel notare che dal 1999 al 2006 il numero dei laureati e diplomati è praticamente raddoppiato.

    Nel 1999, usando qualche forzatura, il fattore moltiplicativo di Perotti poteva avere una qualche “plausibilità” (da non confondere con “verità”: ciò che è plausibile non è detto sia anche vero). Ma attualmente, con l’introduzione del 3 + 2, la tesi di Perotti diventa insostenibile.

    Per quale motivo?

    Semplicemente basta confrontare il numero dei laureati e diplomati o con quello delle matricole o con quello degli iscritti.
    L’argomentazione di dover considerare anche i fuoricorso o i non frequentanti viene a cadere subito se si considerano con cura i dati di questi ultimi anni.

    Per i media si insiste molto su una frase della Gelmini che dice che l’università italiana non funziona in quanto produce meno laureati del Cile.

    Ma le ultime statistiche, fresche di quest’anno (si possono trovare sempre sul sito del ministero!!) mostrano proprio il contrario. Paradossalmente ora l’università italiana produce più laureati in età corrispondente e in percentuale di paesi come Regno Unito, Germania, Francia, Spagna.
    Incredibile? È l’effetto del 3+2 indubbiamente.

    Cosa risulta da questi dati?
    A mio avviso che a parità di costi l’attuale università italiana, pur con tutti i suoi difetti, è tra le più efficienti del mondo se si guarda al numero di laureati in proporzione ai soldi spesi per studente.

  3. carlocarminati scrive:

    Andrei piano con i numeri: bisogna capire il significato di queste statistiche (e soprattutto se le conclusioni a cui si giunge sono sensate). I paradossi devono indurre alla cautela, non all’euforia (altrimenti si ripete l’errore del Perotti).

    Mi sembra che il trucco base del Perotti sia in realta’ il seguente: uno studente lavoratore inglese che programmi di seguire un percorso di 120 crediti in quattro anni (invece che in tre) e’ contato dall’OECD al 100% (anche se -poi- dovesse sforare), uno italiano che termini il suo percorso in quattro anni invece che tre (cosa abbastanza comune) pesera’ il 75% (per Mr. Perotti).

    Riguardo alla “produttivita’ di laureati” e’ istruttivo l’articolo di G.A. Stella sul Corriere:
    http://intranews.sns.it/intranews/20081027/SIC1053.PDF

    Da questo articolo emerge anche che gia’ ora -magari proprio con lo strumento delle fondazioni- l’universita’ si sta muovendo in una direzione nuova: purtroppo non stiamo avvicinandoci ad Harvard ma a CEPU…

    Questo mostra, caso mai ce ne fosse bisogno, che il nodo vero e’ la il controllo della qualita’ della ricerca (che si riflette sulla didattica), affidarsi semplicemente al mercato non e’ una soluzione. Specialmente in un paese dove, tra monopoli e aiuti di stato, il mercato e’ piuttosto drogato.

  4. Amedeo scrive:

    Avete letto l’ultimo comunicato stampa del CUN:

    Il Presidente del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) afferma con forza l’assoluta contrarietà all’ipotesi di blocco dei concorsi universitari in atto e

    denuncia il contenuto denigratorio di alcuni articoli di stampa nei confronti del sistema universitario italiano….

    Non se ne può più!

    Sono d’accordo con Bianca. Senza il libro di Perotti tutta questa incredibile campagna denigratoria di balle sistematiche e di valanghe di merda che ci viene sparata contro, non sarebbe stata possibile.
    Se ora salta fuori che questo Perotti imbroglia beh, allora penso che il nostro primo dovere sia quello di smascherarlo!
    Dobbiamo leggere quel libro e dobbiamo smontare punto per punto le balle che racconta.
    Ma lo capite o no che i “suoi falsi miti” sono stati inventati apposta per metterci contro la gente e gli studenti?

    Sto Perotti è venuto a Padova è lo ho ascoltato per bene.
    Ha esplicitamente spronato gli studenti a mettersi contro docenti e ricercatori

  5. Alberto Lusiani scrive:

    Credo non sia facile confrontare il sistema universitario italiano con quelli esteri perche’ il sistema italiano e’ abnorme per almeno due aspetti: l’elevato numero di studenti fuori corso (37% del totale di 1.8M oggi), e in passato l’elevatissimo numero di abbandoni (66% contro 33% tipico all’estero). A cio’ si aggiunge che in questi anni siamo in regime di transizione, fatto che falsa le statistiche.

    3 anni dopo l’istituzione del 3+2 i laureati triennali dopo 3 anni si sovrappongono ai laureati dei corsi quadriennali (che si laureano in tempo) portanto a doppi conteggi nelle statistiche, come denunciaro da R.Abravanel sul Corriere della Sera. L’effetto reale e’ spalmato dalla diversa durata delle lauree prima del 3+2 e dai diversi tempi di laurea. A.Figa’ Talamanca stima che questi doppi conteggi riducano del 25%, dal 39% al 30% della coorte di giovani in eta’ da laurea il reale tasso di giovani laureati italiani. Questa correzione modifica la conclusione di Bianca sull’efficienza dell’universita’ italiana (costo per laureato), afflitta anche dai laureati “truccati” costruiti coi crediti figurativi documentato nell’articolo di Stella segnalato da carlocarminati.

    Personalmente ritengo che il sistema universitario italiano sia significativamente peggiore di quello nordeuropeo e USA, e quindi sono per questo giudizio su posizioni simili a quelle di Perotti, tuttavia apprezzo la discussione documentata e razionale che si fa dei numeri in questo blog.

    In un messaggio sccessivo cerchero’ di mettere qualche numero, ma secondo me il costo per laureato del sistema italiano prima del 3+2 era probabilmente il piu’ elevato al mondo, e il sistema “produceva” un tasso di laureati giovani del ~17%, tra i piu’ bassi del mondo avanzato e simile se non inferiore al Cile. I laureati erano di buona qualita’ ma non abbastanza da giustificare il costo, e inoltre erano laureati pochissimo produttivi in termini di brevetti, sia per carenze del settore privato, sia per lo scarso collegamento tra universita’ e industria.

    Col 3+2 c’e’ stata una trasformazione che ci ha avvicinati ai numeri degli altri paesi avanzati (30% tasso di laureati contro 40%), e 40% di abbandoni contro 33%, con costo per laureato che non ho ancora calcolato ma penso sia superiore a quelli dei paesi avanzati quando si tiene conto che per PIL pro-capite a parita’ di potere d’acquisto l’Italia ormai e’ uno dei paesi piu’ poveri dell’OCSE.

  6. carlocarminati scrive:

    Anche io sono d’accordo sul fatto che le questioni sollevate dal Perotti siano reali, ma mi da’ molto fastidio il fatto che si privilegi la forzatura sensazionalistica alla discussione.
    Il mio timore e’ che vada a finire come con la “casta”: oggi nessuno ne parla piu’, ma lorsignori sono ancora (quasi) tutti li’, piu’ saldi e compatti che mai.

    Le forzature sono naturali in un pamphlet (deve stimolare la discussione), ma riciclare e rilanciare massicciamente argomenti spregiudicati (trattandoli come fossero Vangelo) e’ qualcosa di molto diverso (certamente non giova alla riflessione).

    Quello che mi intristisce e’ che un ricercatore -probabilmente in gamba- come il Perotti si presti a questi giochi: intervistato da Severgnini su CorriereTV e’ arrivato perfino a dire (impunemente!) che “la maggior parte dei professori universitari non ha mai pubblicato una riga”. Insomma, sembra essersi calato nel ruolo di un personaggio da reality-show.

  7. giancarlo scrive:

    In generale sono d’accordo con Perotti … tranne per il meccanismo di reclutamento dei docenti. Lui continua a sostenere l’autonomia delle Universita’, eventualmente assegnando i fondi in base alla loro produttivita’ scientifica. Credo invece che bisogna creare un meccanismo di reclutamento omogeneo e neutro a livello nazionale, basato graduatorie di merito oggettive (definito sulla base delle pubblicazioni certificate su Internet). Le Facolta’ devono pescare da questa graduatoria, e se qualcuno non accetta la sede, si passa al candidato successivo.

  8. [...] Perotti indica il MIUR, ma senza fornire un riferimento verificabile. Senza entrare in ulteriori dettagli basti osservare che la correzione  ad-hoc dei dati OCSE, effettuata su una sola nazione, oltre che [...]

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